La loggia che scomparve: la massoneria sotto i dittatori
Nel Novecento, le prime organizzazioni che ogni tirannide chiuse furono le logge. Il loro delitto era la riunione stessa.
Esiste un test attendibile per la salute di una società libera, più antico di qualsiasi indice: possono i cittadini privati riunirsi regolarmente, nelle proprie sedi, per scopi che lo Stato non ha autorizzato? La storia del Novecento si può scrivere come la storia di quel test fallito — e le logge furono sempre le prime a saperlo.
Italia, 1925: il governo di Mussolini scioglie la massoneria per legge; le logge vengono saccheggiate da squadre mentre la polizia osserva. Germania dopo il 1933: l’Arte viene liquidata, i suoi templi confiscati, i suoi membri epurati dalle cariche; i fratelli bruciano i propri elenchi di iscrizione per proteggersi a vicenda. Spagna sotto Franco: un tribunale speciale processa i massoni in quanto tali — l’appartenenza stessa è il delitto — con condanne misurabili in decenni. In tutta l’Europa occupata lo schema si ripete; nella sfera sovietica esso semplicemente persiste, il divieto del 1822 rinnovato dai commissari che presero il posto degli zar.
Perché tanto timore di una confraternita di moralisti amanti della buona tavola? I dittatori comprendevano la loggia meglio di quanto la comprendessero i suoi schernitori. Ecco una sala in cui uomini di classi diverse si incontravano sulla livella, si governavano secondo proprie costituzioni, eleggevano i propri ufficiali, mantenevano fondi propri, corrispondevano oltre i confini — e non potevano essere infiltrati a buon mercato, perché l’appartenenza richiedeva anni e referenze sul carattere. La loggia era un modello operante di società civile in miniatura. Il totalitarismo non può tollerare modelli.
Il seguito ne è la prova. Là dove la libertà ritornò, le logge ritornarono con essa — l’Italia e la Germania dopo il 1945, la Spagna e il Portogallo negli anni Settanta, l’Europa orientale dopo il 1989, l’Ucraina nell’era dell’indipendenza. Nulla dovette essere inventato; le costituzioni erano state nascoste, i rituali ricordati, lo schema custodito. I documenti di questo archivio — compresi i rituali di logge scomparse per mezzo secolo — non sono semplici curiosità. Sono il kit di sopravvivenza di un’istituzione civile e un monito sul perché il diritto di riunirsi non debba mai più richiedere coraggio.